La verità non si insegna, ma la si scopre.
In un tempo in cui tutto è rappresentazione, dire il vero è diventato un atto sovversivo.
Che cos’è la verità, oggi?
È ancora possibile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, in un tempo in cui la realtà sembra dissolversi nella sua rappresentazione?
Umberto Galimberti affronta qui uno dei temi più antichi e più urgenti della filosofia, tracciando una genealogia della verità che è anche una mappa per orientarsi nel nostro presente. Dalla alétheia greca allo ’emet ebraico, da Platone alla scienza moderna, dalla fede cristiana alla tecnica contemporanea, questo libro ripercorre i momenti in cui l’Occidente ha ridefinito il significato della verità, fino a trasformarla in ciò che oggi è: efficacia.
Ma se la verità è solo ciò che funziona, che spazio resta per il pensiero critico? E chi detiene il potere di dire cosa è vero?
Con la sua consueta chiarezza, Galimberti mette in discussione le nostre convinzioni più radicate e ci mostra come, nella società della persuasione e della performance, la verità non si cerca più: si produce. E così facendo, si perde.
Un’indagine filosofica e civile che interroga la
crisi della democrazia, la retorica del populismo,
il dominio dell’informazione e dell’intelligenza artificiale. Perché rinunciare alla verità significa rinunciare all’umanità stessa.
La verità non si insegna, ma la si scopre.
In un tempo in cui tutto è rappresentazione, dire il vero è diventato un atto sovversivo.
Che cos’è la verità, oggi?
È ancora possibile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, in un tempo in cui la realtà sembra dissolversi nella sua rappresentazione?
Umberto Galimberti affronta qui uno dei temi più antichi e più urgenti della filosofia, tracciando una genealogia della verità che è anche una mappa per orientarsi nel nostro presente. Dalla alétheia greca allo ’emet ebraico, da Platone alla scienza moderna, dalla fede cristiana alla tecnica contemporanea, questo libro ripercorre i momenti in cui l’Occidente ha ridefinito il significato della verità, fino a trasformarla in ciò che oggi è: efficacia.
Ma se la verità è solo ciò che funziona, che spazio resta per il pensiero critico? E chi detiene il potere di dire cosa è vero?
Con la sua consueta chiarezza, Galimberti mette in discussione le nostre convinzioni più radicate e ci mostra come, nella società della persuasione e della performance, la verità non si cerca più: si produce. E così facendo, si perde.
Un’indagine filosofica e civile che interroga la
crisi della democrazia, la retorica del populismo,
il dominio dell’informazione e dell’intelligenza artificiale. Perché rinunciare alla verità significa rinunciare all’umanità stessa.