A lungo inedito e pubblicato per ultimo solo nel 2014, quando venne ritrovato da Philippe Brenot che ne ha curato lâedizione francese, Il vino dei morti Ăš la prima opera di Romain Gary. Il grande scrittore di origine lituana, di recente celebrato in Francia con lâingresso della sua opera nella PlĂ©iade, la scrisse nel 1937, quando aveva appena diciannove anni, nella sua stanza di studente in rue Rollin, a Parigi. Il romanzo narra della fuga dagli inferi del giovane Tulipe, tra un sabba di tombe, loculi, bare e morti che, come scrive Riccardo Fedriga nella postfazione alla presente edizione, «paiono gli inquilini bislacchi di un cimitero simile a una casa popolare di Belleville», come quella di Madame Rosa nella Vita davanti a sĂ©, il romanzo che Gary firmĂČ con lo pseudonimo di Ămile Ajar. Di certo, il suo giovane protagonista ha molto in comune con il giovane Romain che, negli anni Trenta, viveva con la madre a Nizza, nella pensione Mermonts in cui si aggiravano ospiti altrettanto bislacchi, o con il Gary studente e âimmigratoâ a Parigi, che nellâebbrezza del vino cercava il balsamo alle sue prime pene dâamore. Il vino dei morti, tuttavia, «contiene in sĂš giĂ tutti i romanzi di Gary», poichĂš anticipa largamente i tratti fondamentali del mondo narrativo dello scrittore che vinse due volte il Goncourt. Il sottile umorismo, innanzi tutto, che nelle sue pagine genera una esilarante galleria di personaggi: dal portaborse di un ministro importante al redattore del ministero delle Belle Arti, dal cantante russo di un coro cosacco al masturbatore seriale, al prete che non crede ai miracoli. Infine, il carattere disperato e grottesco, picaresco e ridanciano, insieme, della narrazione. Una proprietĂ inconfondibile del libro che, in un passo dellâopera postuma Vita e morte di Ămile Ajar (1981), farĂ dire a Gary stesso: «Tutto Ajar Ăš giĂ in Tulipe». «Uno dei piĂč immaginifici inventori di storie e di se stesso Ăš stato Romain Gary». Wlodek Goldkorn, lâEspresso"
A lungo inedito e pubblicato per ultimo solo nel 2014, quando venne ritrovato da Philippe Brenot che ne ha curato lâedizione francese, Il vino dei morti Ăš la prima opera di Romain Gary. Il grande scrittore di origine lituana, di recente celebrato in Francia con lâingresso della sua opera nella PlĂ©iade, la scrisse nel 1937, quando aveva appena diciannove anni, nella sua stanza di studente in rue Rollin, a Parigi. Il romanzo narra della fuga dagli inferi del giovane Tulipe, tra un sabba di tombe, loculi, bare e morti che, come scrive Riccardo Fedriga nella postfazione alla presente edizione, «paiono gli inquilini bislacchi di un cimitero simile a una casa popolare di Belleville», come quella di Madame Rosa nella Vita davanti a sĂ©, il romanzo che Gary firmĂČ con lo pseudonimo di Ămile Ajar. Di certo, il suo giovane protagonista ha molto in comune con il giovane Romain che, negli anni Trenta, viveva con la madre a Nizza, nella pensione Mermonts in cui si aggiravano ospiti altrettanto bislacchi, o con il Gary studente e âimmigratoâ a Parigi, che nellâebbrezza del vino cercava il balsamo alle sue prime pene dâamore. Il vino dei morti, tuttavia, «contiene in sĂš giĂ tutti i romanzi di Gary», poichĂš anticipa largamente i tratti fondamentali del mondo narrativo dello scrittore che vinse due volte il Goncourt. Il sottile umorismo, innanzi tutto, che nelle sue pagine genera una esilarante galleria di personaggi: dal portaborse di un ministro importante al redattore del ministero delle Belle Arti, dal cantante russo di un coro cosacco al masturbatore seriale, al prete che non crede ai miracoli. Infine, il carattere disperato e grottesco, picaresco e ridanciano, insieme, della narrazione. Una proprietĂ inconfondibile del libro che, in un passo dellâopera postuma Vita e morte di Ămile Ajar (1981), farĂ dire a Gary stesso: «Tutto Ajar Ăš giĂ in Tulipe». «Uno dei piĂč immaginifici inventori di storie e di se stesso Ăš stato Romain Gary». Wlodek Goldkorn, lâEspresso"