Se la storia di Peter Pan e della sua Neverland fa parte dellâimmaginario di tutti noi, meno noto è invece il romanzo che di Peter Pan costituisce lâatto di nascita, Lâuccellino bianco, un âromanzo per adultiâ che, come i tanti altri scritti da Barrie, ruota intorno al tema dellâincapacitĂ di accettare la fine dellâinfanzia.
Raccontata in prima persona da un narratore di mezza etĂ , nel quale è ben ravvisabile lâalter ego dellâautore, è la storia dellâamicizia â intensa, bellissima e a tratti dolorosa â tra lui e il ragazzino David: insieme inventano scherzi e giochi, ridono e piangono, e si raccontano storie. Una di queste, che occupa la parte centrale del romanzo, è la fiaba di Peter Pan nei Giardini di Kensington, che in seguito volò via, come il suo piccolo protagonista di soli sette giorni, dal romanzo-casa in cui era nata, e fu sempre pubblicata da sola, godendo del successo planetario e inarrestabile dellâaltro Peter Pan, il âragazzo che non voleva crescereâ, e delle sue magiche avventure. Mentre cadeva nellâombra â e ancora ci resta â quellâUccellino bianco che gli ha dato vita: un romanzo strano, ricco, originalissimo, commovente e ironico, comico e drammatico, scritto in un linguaggio innovativo fino al paradosso, in cui le voci e le storie del bambino e dellâadulto si cercano e si incontrano, si sfidano e si mescolano in una struttura narrativa anchâessa fluida ed eterogenea, che sembra voler scardinare dallâinterno la forma âadultaâ del romanzo realistico ottocentesco per far posto alle forme e alle parole del gioco, dellâimprovvisazione e della fantasia. Un âmondo di mezzoâ, la cui cifra è quella di una doppia voce che lo attraversa e lo racconta: tra romanzo e fiaba, tra adulti e bambini, tra male e bene, riso e pianto, sogni e risvegli. E tra la vita e la morte, come i âbambini perdutiâ che Peter Pan porterĂ con sĂŠ nellâIsola che non câè.
Se la storia di Peter Pan e della sua Neverland fa parte dellâimmaginario di tutti noi, meno noto è invece il romanzo che di Peter Pan costituisce lâatto di nascita, Lâuccellino bianco, un âromanzo per adultiâ che, come i tanti altri scritti da Barrie, ruota intorno al tema dellâincapacitĂ di accettare la fine dellâinfanzia.
Raccontata in prima persona da un narratore di mezza etĂ , nel quale è ben ravvisabile lâalter ego dellâautore, è la storia dellâamicizia â intensa, bellissima e a tratti dolorosa â tra lui e il ragazzino David: insieme inventano scherzi e giochi, ridono e piangono, e si raccontano storie. Una di queste, che occupa la parte centrale del romanzo, è la fiaba di Peter Pan nei Giardini di Kensington, che in seguito volò via, come il suo piccolo protagonista di soli sette giorni, dal romanzo-casa in cui era nata, e fu sempre pubblicata da sola, godendo del successo planetario e inarrestabile dellâaltro Peter Pan, il âragazzo che non voleva crescereâ, e delle sue magiche avventure. Mentre cadeva nellâombra â e ancora ci resta â quellâUccellino bianco che gli ha dato vita: un romanzo strano, ricco, originalissimo, commovente e ironico, comico e drammatico, scritto in un linguaggio innovativo fino al paradosso, in cui le voci e le storie del bambino e dellâadulto si cercano e si incontrano, si sfidano e si mescolano in una struttura narrativa anchâessa fluida ed eterogenea, che sembra voler scardinare dallâinterno la forma âadultaâ del romanzo realistico ottocentesco per far posto alle forme e alle parole del gioco, dellâimprovvisazione e della fantasia. Un âmondo di mezzoâ, la cui cifra è quella di una doppia voce che lo attraversa e lo racconta: tra romanzo e fiaba, tra adulti e bambini, tra male e bene, riso e pianto, sogni e risvegli. E tra la vita e la morte, come i âbambini perdutiâ che Peter Pan porterĂ con sĂŠ nellâIsola che non câè.