Ă un potere tragico, il potere di punire. Protegge, minacciando. Contiene la violenza attraverso lâuso della forza. Ă uno scudo potente; ma può ferire quanto le armi da cui difende. La sua fonte di legittimazione risiede nella tutela della vita, dellâintegritĂ e della libertĂ delle persone; che, in assenza di proibizioni legali munite di sanzioni, resterebbero in balĂŹa della legge del piĂš forte. Eppure, esso invade la sfera di immunitĂ che presidia: inquisendo, imputando, costringendo e condannando. Ă un potere necessario e terribile, il cui esercizio può sempre degenerare in forme oppressive. Per questo, occorre limitarlo e modellarlo attraverso il diritto, al fine di renderlo aderente agli scopi garantistici che ne costituiscono la ragion dâessere. ÂŤĂ dalla bontĂ delle leggi penali â scrisse Montesquieu, oltre due secoli e mezzo fa â che dipende principalmente la libertĂ del cittadinoÂť: dalla configurazione della sfera dei reati, dalla composizione dellâarsenale delle pene, dallâorganizzazione giurisdizionale e dalle regole del processo. Questa lezione politica ha lasciato una traccia profonda nella civiltĂ del diritto. Ha ispirato Beccaria, ha fecondato il dibattito illuministico, ha inciso sul processo di laicizzazione, umanizzazione e razionalizzazione del sistema penale. Rileggere lâEsprit des lois, in unâepoca di espansione del potere punitivo, può essere un utile esercizio di resistenza contro la propaganda dogmatica del securitarismo. Con la sua critica dei divieti esorbitanti, dei castighi sproporzionati, delle accuse inverificabili e dei giudizi arbitrari, Montesquieu ci avverte che le fondamenta dello Stato di diritto poggiano sul terreno del garantismo penale.
Ă un potere tragico, il potere di punire. Protegge, minacciando. Contiene la violenza attraverso lâuso della forza. Ă uno scudo potente; ma può ferire quanto le armi da cui difende. La sua fonte di legittimazione risiede nella tutela della vita, dellâintegritĂ e della libertĂ delle persone; che, in assenza di proibizioni legali munite di sanzioni, resterebbero in balĂŹa della legge del piĂš forte. Eppure, esso invade la sfera di immunitĂ che presidia: inquisendo, imputando, costringendo e condannando. Ă un potere necessario e terribile, il cui esercizio può sempre degenerare in forme oppressive. Per questo, occorre limitarlo e modellarlo attraverso il diritto, al fine di renderlo aderente agli scopi garantistici che ne costituiscono la ragion dâessere. ÂŤĂ dalla bontĂ delle leggi penali â scrisse Montesquieu, oltre due secoli e mezzo fa â che dipende principalmente la libertĂ del cittadinoÂť: dalla configurazione della sfera dei reati, dalla composizione dellâarsenale delle pene, dallâorganizzazione giurisdizionale e dalle regole del processo. Questa lezione politica ha lasciato una traccia profonda nella civiltĂ del diritto. Ha ispirato Beccaria, ha fecondato il dibattito illuministico, ha inciso sul processo di laicizzazione, umanizzazione e razionalizzazione del sistema penale. Rileggere lâEsprit des lois, in unâepoca di espansione del potere punitivo, può essere un utile esercizio di resistenza contro la propaganda dogmatica del securitarismo. Con la sua critica dei divieti esorbitanti, dei castighi sproporzionati, delle accuse inverificabili e dei giudizi arbitrari, Montesquieu ci avverte che le fondamenta dello Stato di diritto poggiano sul terreno del garantismo penale.