Emilio Cecchi attraversò la Grecia nel 1934, in tempi in cui viaggiare era ancora un modo per conoscere culture diverse e diversi modi di vivere. Visitò CorfĂš, Creta, Cnosso, Delfi, Micene, Corinto, il Peloponneso, Atene, in cerca delle piĂš importanti tracce artistiche e archeologiche. La Grecia di allora offriva ancora scenari in cui lâuomo non soverchiava la natura, ma vi si integrava: le immagini dei capri neri che si infrattano tra le rocce del paesaggio brullo si contrapponevano e si fondevano a quelle chiassose da bazar dei villaggi e delle stazioni, dove contadini con visi âda sculture ellenisticheâ sventolavano âmazzi di tacchini e gallinelleâ. Atene invece giĂ risentiva di una globalizzazione selvaggia: sul retaggio ottomano, che le dava unââaria orientale e turbolentaâ, da fiabesco caravanserraglio, sâinnestava il brutto stile âneoellenicoâ di ascendenza tedesca e quellâedilizia mastodontica che la porterĂ allâaspetto attuale.
Emilio Cecchi attraversò la Grecia nel 1934, in tempi in cui viaggiare era ancora un modo per conoscere culture diverse e diversi modi di vivere. Visitò CorfĂš, Creta, Cnosso, Delfi, Micene, Corinto, il Peloponneso, Atene, in cerca delle piĂš importanti tracce artistiche e archeologiche. La Grecia di allora offriva ancora scenari in cui lâuomo non soverchiava la natura, ma vi si integrava: le immagini dei capri neri che si infrattano tra le rocce del paesaggio brullo si contrapponevano e si fondevano a quelle chiassose da bazar dei villaggi e delle stazioni, dove contadini con visi âda sculture ellenisticheâ sventolavano âmazzi di tacchini e gallinelleâ. Atene invece giĂ risentiva di una globalizzazione selvaggia: sul retaggio ottomano, che le dava unââaria orientale e turbolentaâ, da fiabesco caravanserraglio, sâinnestava il brutto stile âneoellenicoâ di ascendenza tedesca e quellâedilizia mastodontica che la porterĂ allâaspetto attuale.